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Come cambia la SEO: meno peso alle keyword e più all’utente

SearchMetrics ha pubblicato un whitepaper e un’interessante infografica (la trovate qui) per anticipare i cambiamenti nel modo di ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca. O meglio – ed è qui il nocciolo della questione – per gli utenti.

L’importanza di scrivere contenuti utili e user friendly è sempre stata sottolineata da Google e dai suoi rappresentanti, Matt Cutts in primis.
Ma ora l’analisi compiuta da SearchMetrics, un impressionante lavoro compiuto su centinaia di migliaia di risultati di ricerca su Google US confrontati con gli stessi risultati dell’anno scorso, mette in evidenza come il messaggio non fosse una semplice raccomandazione per sviare l’attenzione dalle domande più specifiche sulle caratteristiche del famigerato “algoritmo”. Si tratta della reale direzione in cui l'”algoritmo” si sta muovendo.

SearchMetrics prende in esame i principali ranking factors, per stabilire quali sono diventati ininfluenti, quali dannosi e quali invece stanno assumendo un’importanza sempre più strategica.

Molti fattori con impatto negativo erano già conosciuti ai più: un’eccessiva presenza di ancore con keyword nei link esterni, la presenza sulle pagine di banner pubblicitari (specialmente di circuiti di advertising), l’uso preponderante della tecnologia flash. Fin qui nulla di eccessivamente nuovo.

Quello che invece colpisce è che tra i fattori che stanno diventando pressoché ininfluenti troviamo anche alcuni “storici”, da sempre considerati un requisito imprescindibile di ogni pagina ben ottimizzata: stiamo parlando delle keyword inserite nei “punti chiave”, come metadescription, body, nome del dominio, o anche del numero di backlink nofollow in rapporto ai link follow.

Ancora, il dato più interessante è la crescita d’importanza dei fattori che hanno a che fare con la possibilità per l’utente di trovare contenuti utili, ben scritti, ben organizzati, ad alta leggibilità, contenuti che quindi rappresentano una risorsa da condividere e scambiare con altri utenti.

In base allo studio si SearchMetrics infatti, Google sta premiando:

Rimangono importanti tutti gli elementi che in qualche modo danno una “garanzia dell’autorità” del sito: numero dei backlinks, da altri siti (autorevoli) e da siti di news, numero dei referring domains, numero di ricerche effettuate per il nome del dominio (usato come indice per la brand authority). E si aggiunge l’uso del protocollo Https, che viene caldamente consigliato: “We hope to see more websites using HTTPS in the future” (cfr: http://googlewebmastercentral.blogspot.it/2014/08/https-as-ranking-signal.html).

Da sviluppatori e designer web sono 2 i fattori che ci sembra il caso di evidenziare:

Di responsive web design abbiamo parlato spesso e nel lavorare per i nostri clienti lo consideriamo un elemento imprescindibile nello sviluppo di qualsiasi progetto web.

Approfondiamo invece il discorso sui dati strutturati, che, sebbene non siano una novità, rimangono spesso un termine vago. Cosa significano in termini “non troppo tecnici” e da che punto di vista possono essere utili in un ottica SEO?

I dati strutturati non sono altro che elementi di codice (tag) che aiutano un motore di ricerca a capire il ruolo, il significato di un determinato contenuto.

Il codice che segue (fonte: https://schema.org/PostalAddress) mette a confronto un contenuto html relativo ai contatti di un’azienda senza dati strutturati e lo stesso con l’applicazione dei microdati:

Senza entrare nei dettagli del codice, come si vede nel secondo esempio ogni informazione è racchiusa da tag che contengono un’indicazione che consente al motore di ricerca di capire che “3102 Highway 98” è la via in cui si trova l’azienda, “Mexico Beach” è la cittadina, “FL” è la regione, e così via.

L’esempio, fatto (per sinteticità) su un contenuto che banalmente è un indirizzo, potrebbe sembrare di scarso interesse, ma la rilevanza aumenta quando per esempio usiamo i microdati per la scheda di un prodotto in un e-commerce.
Abbiamo a disposizione infatti una serie di tag che ci permettono di indicare allo spider quale testo è il nome del prodotto, quale il peso, quale il prezzo, quale l’immagine, e così via: Google “adora” trovare queste informazioni, perché “semplificano” il suo lavoro di “comprensione” del contenuto di una pagina.
E, da quello che hanno rilevato gli esperti di SearchMetrics, tende a “premiare” chi li usa (con criterio naturalmente), con un posizionamento migliore e rich snippet che catturano l’attenzione dell’utente.

I dati strutturati a disposizione sono davvero tanti, per i contesti più disparati: se ne trovano per le notizie, le recensioni, le ricette, per gli eventi…vi invitiamo ad approfondire su http://schema.org/docs/schemas.html

E, alle aziende che intendono migliorare la propria visibilità online raccomandiamo caldamente di non sottovalutare l’importanza di un sito responsive che implementi i dati strutturati.

Credits immagine: Designed by Freepik

adminwooiCome cambia la SEO: meno peso alle keyword e più all’utente
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